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Il vico o vicolo, dal latino vicus, significa borgo e nell’immaginario collettivo è rappresentato da una stradina urbana, di solito molto stretta, delimitata da case e palazzi. A Napoli, o’vico, assume però una connotazione tutta sua, diventando più di una semplice stradina secondaria.

La città conta più di 100 vicoli che si intrecciano dal centro storico alle periferie, battezzati con i nomi più strani e inusuali.
Camminando nel ventre di Napoli sarà facile imbattersi nel Vico del Sole, Vico dei GigantiVico del Fico al Purgatorio, Vico dei Panettieri, Vico della Pace, Vico delle Zite e tanti altri ancora.
Con lo sventolio del bucato steso ad asciugare sui fili, i panieri abbassati dai piani alti, il profumo del caffè sul fuoco e i suoni e gli schiamazzi provenienti dalle botteghe, il vico rappresenta il cuore dell’anatomia urbana della città, di cui ne è simbolo incontrastato dopo San Gennaro, la pizza e il mare.

La vera gioia per i turisti sarà quella di visitare chiese centenarie e piazze storiche passando in queste piccole viuzze, talvolta ampie poco più di un corridoio e lunghe meno di venti metri, ritrovandosi spettatori inconsapevoli della Napoli più intima.
L’impressione sarà quella di essere entrati in un teatro vivente per assistere ad una commedia a cielo aperto, senza aver però pagato il biglietto.

Se siete a Napoli, tre sono i vicoli che proprio non potete perdervi:

1)Il Vico Scassacocchi è situato nel centro storico di Napoli, tra Via dei Tribunali e Spaccanapoli. Due sono le teorie sull’origine del suo nome: la prima è che un tempo fosse il vico degli sfasciacarrozze (scassa-cocchi), che vendevano a prezzi stracciati mozzi, balestre, ruote e tutto quello che era possibile riciclare dalle carrozze. La seconda ipotesi vede, invece, l’origine del nome legata al fatto che la sua ampiezza (meno di due metri) avrebbe causato in passato la rottura delle ruote di carri e carrozze. Il vico viene citato anche nel film “Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo, in cui il personaggio di Pasqualino Miele (interpretato da Totò) abita al quinto piano del numero 17 di Vico Scassacocchi.

(come arrivare: Metro linea 1: Dante, Università – Metro linea 2: Cavour)

 

2)Il Vico Freddo a Rua Catalana si trova nella zona portuale della città. É chiamato “vico frisc’” proprio perché non battendovi mai il sole (a causa dei palazzi che lo circondano) ma, godendo del vento del mare, riesce a  mantenere una temperatura umida e fresca persino nelle estati più calde.
Nel 1343 la regina di Napoli Giovanna I d’Angiò, per incentivare il commercio, chiamò in città negozianti e operai di diverse nazionalità, assegnando a ciascuno un quartiere dove poter vivere. Rua Catalana fu, ovviamente, assegnata agli spagnoli. In quest’ultima risiedevano lattonieri, rigattieri e sugherai. Ancora oggi è un quartiere-laboratorio sede di botteghe artigiane della latta e di altri materiali poveri. Dal 1997 l’artista Riccardo Dalisi ha fatto tornare il vico al suo antico splendore, riunendo tutti gli artigiani della zona che hanno dato vita a un museo di arte contemporanea a cielo aperto.

(come arrivare Metro linea 1: Università, Municipio)

3)Il Vicolo di San Gregorio Armeno deve il suo nome alla chiesa omonima che è una delle più antiche di Napoli. È famoso in tutto il mondo perché sede delle botteghe della tradizione presepiale, che ha origine in epoca classica: esisteva nella stradina un tempio dedicato a Cerere, dea romana della fertilità, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine. La nascita del presepe napoletano è naturalmente molto più tarda e risale alla fine del ‘700.

A San Gregorio è possibile trovarsi in un micro-mondo d’altri tempi, dove antichi mestieri e stili di vita dimenticati tornano a vivere nelle miniature perfette degli artigiani. Accanto alla statua di Gesù Bambino, dei Re Magi e dell’asinello potete trovare anche caricature di personaggi politici, giocatori di calcio, attori, cantanti, allenatori, confezionati per un improbabile e originale presepe natalizio.
Nel 2016, proprio San Gregorio Armeno è stata la passerella scelta da Dolce&Gabbana per l’evento dedicato a Napoli e Sofia Loren.

(come arrivare Metro linea 1: Dante, Università – Metro linea 2: Cavour)

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Francesca Raiola
Crede nelle affinità elettive, nel silenzio di prima mattina e negli spazi dopo la virgola. Scrive in inglese, sente in napoletano.

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