Napoli e il calcio: tra sacro e profano, un legame indissolubile

Napoli e il calcio: tra sacro e profano, un legame indissolubile

Napoli e il calcio: tra sacro e profano, un legame indissolubile

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Il Napoli non è una squadra di calcio, ma lo stato d’animo di una città“, è la frase più diffusa tra gli amanti del pallone; a Napoli, il calcio, è una vera e propria liturgia, una devozione, e la ritualità di tutto ciò che concerne la partita, è pregna del carattere della capitale del sud. Il tempio, la chiesa, di tutti i ferventi azzurri è lo stadio San Paolo, ubicato nel quartiere Fuorigrotta (l’origine del nome è dovuta al fatto che, da più punti dellacittà, si arrivasse al quartiere attraverso una o più grotte): l’impianto ospita le partite della prima squadra della città dal 1959, ed ha avuto lavori di ammodernamento per i mondiali del 1990; lo stadio, ha ospitato squadre di terza serie, fino ai campioni della Champions League, ma è stato anche il palcoscenico del calciatore più forte del mondo.

Diego Armando Maradona, un napoletano nato per sbaglio in Argentina, ha giocato nel Napoli dal 1984 al 1991, ed è stata l’epopea più vincente della storia azzurra. Maradona, a Napoli, è venerato come il profeta del calcio, come il Dio del pallone: a più riprese, la città, ha manifestato al campione argentino la propria devozione, con edicole votive, spettacoli a teatro e tantissimi murales, che ritraggono D10S Umano nei suoi momenti napoletani. Questo a sinistra è quello più recente, si trova nel quartiere popolare di San Giovanni a Teduccio, ed è stato disegnato da Jorit, artista metà olandese metà napoletano. Sotto il regno Maradoniano, il Napoli ha vinto una coppa nazionale, una supercoppa, una coppa europea e due scudetti: il primo di questi, nel 1987, ne è stato recentemente festeggiato il trentennale, con una serie di iniziative che culminavano con un match commemorativo tra i campioni di quella squadra.

La squadra azzurra, per fortuna, ha avuto tanti idoli lungo il corso della propria storia, ma nessuno è stato così amato come Maradona. Al pari del campione argentino, c’è solo il simbolo della squadra del Napoli: ‘o Ciuccio. Agli albori della fondazione del Napoli, i dirigenti dell’epoca scelsero la N come logo della squadra, come quella di Napoleone, associata ad un cavallo,fiero ed imponente. Ma, col tempo, i risultati stentavano ad arrivare, per cui armati di sana autoironia, optarono per un più modesto asinello. Asinello che, più volte, è stato anche l’ospite d’onore allo stadio San Paolo come portafortuna per le partite più difficili e più sentite dalla tifoseria: le rivalità più accese sono quelle con la Juventus e con la Roma, con la quale, negli anni ’80, c’era un gemellaggio, poi svanito, che dava vita al Derby del Sole, fautore di sfide di alta classifica negli anni in cui ambo le squadre si giocavano le alte posizioni della classifica.

 

 

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Michele Bellame
Sorry, i'm woke up late...

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