Rua Catalana

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Quando si pensa a Napoli, non si può non percepire le analogie con la cultura spagnola. Dappertutto in città c’è un pò di quel calore e di quella gioia che contraddistinguono la Spagna. Sapevate, ad esempio, che alcune delle parole che utiliziamo tutti i giorni in dialetto Napoletano in realtà derivano dalla lingua spagnola? E sapevate che pure i Quartieri Spagnoli prendono il nome da essa? Sì, il nostro allegro dialetto può sicuramente essere definito come “cugino” della lingua più armoniosa, colorata e folle che ci sia. Scopriamo perchè!

I Quartieri Spagnoli

Camminando giù Napoli, è impossibile non fare un giro  all’interno di questi quartieri caratteristici, meglio conosciuti come “Quartieri Spagnoli”. Il loro nome si riferisce alle guarnigioni militari spagnole che, nel XVI secolo, si rifugiavano al loro interno prima di andare ad un altro fronte di guerra; ed anche per le truppe ospitate dal vicerè spagnolo Don Pedro di Toledo, il quale ordinò di creare il quartiere nel 1536. Egli si stabilì in città nel 1533, e subito iniziò una serie di interventi sulla vita ed i costumi della città. Ecco, dunque, gli attuali quartieri, che rappresentano la parte più folkloristica della città. Ovunque, infatti, è possibile trovare botteghe artigianali, punti di ristorazione, bancarelle, ma anche piccoli ed oscuri vicoli caratterizzati da lunghe scalinate che vengono ogni giorno fotografate da chi vi passa.

Spagnolo-Napoletano: un legame storico

Il Napoletano è una lingua ricca di ispanismi, e ciò è dovuto al fatto che la penetrazione dei calchi derivanti dallo spagnolo confluì intorno ai secoli XVIIXVIII, grazie alle dominazioni Aragonese ed Angioina. Napoli, all’epoca, era totalmente influenzata da essa che, ancora adesso, nella grammatica preserviamo tale contaminazione.

Esempi di parole dallo spagnolo

Alcuni dei calchi derivati dallo spagnolo si riscontrano in parole come:

  • “muglier”, che deriva da “mujer”;
  • “cerasa”, da “ceresa”;
  • “cammisa” da “camisa”;
  • “palomma”, da “paloma”;
  • “aier”, da “ajer”;
  • “buffettone”, da “bofeton”;

ed anche in verbi come:

  • “stare”, da “estar”;
  • “tenere”, da “tener”;
  • “picchiare”, da “pegar”;
  • “còsere”, da “coser”;
  • “assettarsi”, da “sentarse”;

e così via. Recentemente, il blogger napoletano Luca Delgado ha stilato una serie di parole dallo spagnolo al napolitano, rappresentate da questa simpatica immagine: le influenze dello spagnolo sul napoletano

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Chiara De Filippo

Appassionata di viaggi, musica e libri, la scrittura è sempre stata una fonte di ispirazione. Laureata in lingue, nel 2015 ha pubblicato la sua prima traduzione letteraria dall’inglese all’italiano del romanzo ‘Alice Underground’, per la casa editrice Montecovello.

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