Vita e episodi delle donne che hanno fatto la storia di Napoli

Vita e episodi delle donne che hanno fatto la storia di Napoli

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Conosci le donne che hanno influenzato la storia partenopea? Sai chi ha ideato il primo albergo di Napoli? Una donna. Sai chi ha fondato il primo ospedale moderno a Napoli? Una donna. Sai chi ha diretto il primo giornale politico di Napoli? Una donna. Si. Napoli ha una leggendaria e affascinante storia dove le donne hanno giocato un ruolo di primo piano tra amore, passione e potere.

Quando visiti Napoli, o altri luoghi dell’Italia, potresti sentire qualcuno chiamare una donna di nome Luisa, Eleonora, Carolina, Giulia, Maria e Matilde. Questi sono anche i nomi delle donne che hanno fatto la storia di Napoli.

Nel mondo, le donne napoletane sono famose per essere belle, passionali, intraprendenti e forti e il passato conferma ogni cosa. Continua a leggere per vivere l’emozione delle loro imprese visitando i luoghi dove hanno vissuto o dove potrebbe apparire il loro fantasma nel cuore della notte…

Luisa, Eleonora e Maria Carolina: due donne decapitate e una regina maliziosa

Chi era Luisa Sanfelice

Hai mai sentito parlare di Maria Luisa Fortunata de Molina? Forse no, ma il nome Luisa Sanfelice ti suona familiare. Sai che si tratta della stessa persona?

Continua a leggere per scoprire il triangolo storico che lega Luisa (1764 -1800), Eleonora Fonseca Pimentel (1752-1799) e la Regina di Napoli Maria Carolina (1752-1814) attraverso un destino fatto di sangue, innocenza e lussuria.

È probabile che Luisa Sanfelice non sia mai esistita e che sia solo il personaggio femminile di molte opere letterarie e cinematografiche perché esistono tante diverse versioni sulla sua vita, la sua età e la sua personalità. Qui di seguito puoi leggere una piccola cronologia dei fatti:

Storia e vicende di Luisa Sanfelice

Il padre di Luisa era Don Pedro de Molina, un capitano della fanteria della regina e la madre era Camilla Salinero, originaria di una famiglia militare. Sanfelice era il cognome del marito di Maria Luisa, il cugino Andrea, la cui famiglia era molto stimata dai Borbone.

A Napoli si usa dire “Tene ‘o pepe” quando qualcuno è vivace. Luisa Sanfelice “teneva ‘o pepe” perché, pur sembrando una fanciulla tranquilla, era molto passionale. Prova a osservare uno dei suoi ritratti e guarda i suoi occhi immaginando ciò che accadeva durante il corteggiamento con Andrea. Si narra che i due avessero un patto di seduzione: lui poteva guardarla mentre faceva il bagno a patto di non toccare il suo corpo nudo.

In realtà, il promesso sposo non era visto di buon occhio dai signori de Molina perché era irresponsabile. Nonostante tutto, i due focosi amanti si sposarono nel 1781 dando luogo a un matrimonio fatto di tradimenti e di povertà. A proposito di tradimenti, Luisa era molto bella e le curve guadagnate con tre gravidanze hanno aumentato il suo fascino; infatti, era piena di corteggiatori e, spesso, era vittima di pettegolezzi e maldicenze di quartiere.

Luisa fu contesa soprattutto tra Gerardo Baccher, autore della famosa congiura, e il repubblicano Fernando Ferri. Si dice che Baccher fece visita a Luisa travestito da frate per confessarle l’organizzazione della congiura che avrebbe aiutato il Re a tornare a Napoli, dopo essere stato costretto da Maria Carolina a scappare via come un codardo.

La regina Maria Carolina e Ferdinando IV volevano la sua testa. Nonostante tutto, gran parte dei napoletani credeva nella sua innocenza, persino il capo della polizia Antonio della Rossa, e quasi nessuno rifiutò di aiutare Luisa. Infatti, con la complicità di Antonio Villari, riuscì a farla franca fingendo di essere incinta.

Il tempo passava, la pancia non cresceva e la verità venne a galla. L’11 settembre 1800, Luisa fu giustiziata in Piazza mercato in un modo tanto brutale quanto cinematografico: proprio quando la testa non doveva più essere parte del suo collo, un soldato imbranato fece partire un colpo di fucile, che spaventò il boia al punto tale che, chinandosi di getto per mettersi al riparo, fece andare l’ascia per il verso sbagliato e la bella rivoluzionaria non morì. Almeno non subito. Luisa scappo via con la testa penzolante e semi attaccata al collo e il boia la raggiunse staccandola completamente con un coltello.

Voci di popolo raccontano che, da quel momento, ogni 11 settembre, in Piazza Mercato appare il fantasma di Luisa Sanfelice in due forme: bella e attraente o sanguinante con la testa staccata dal collo.

Eleonora De Fonseca Pimentel

Eleonora de Fonseca Pimentel non era amata come l’innocente Luisa. Morirono entrambe nello stesso periodo e alla stessa maniera, ma con una fama diversa a causa di una concreta e reale ideologia repubblicana da parte di Eleonora. Se hai intenzione di respirare l’aria della sua vita rivoluzionaria, passeggia nei pressi di via Santa Teresa degli Spagnoli, dove la scrittrice, poetessa e giornalista ha vissuto.

Eleonora nacque a Roma in una famiglia di origine portoghese e passò gran parte della sua vita in una Napoli che iniziava ad assumere le sembianze di una città bella e turistica. Eleonora era una donna moderna, poliglotta, appassionata di scienze, economia, legge e astronomia e influenzata dall’ Illuminismo e, a soli sedici anni, iniziò a frequentare i più importanti salotti letterari.

Bella, giovane e intraprendente ispirò Voltaire, che le dedico il famoso sonetto Beau rossignol de la belle Italie e attirò anche lo sguardo e la penna dello scrittore Pietro Metastasio. I pettegolezzi dell’epoca fecero diffondere la voce di una presunta corrispondenza sentimentale tra i due, causando la separazione dal marito Pasquale Tria de Solis.

Sulla vita sentimentale di Eleonora bisogna fare chiarezza: se il matrimonio di Luisa non era ben voluto, quello della scrittrice di origini portoghesi era un matrimonio combinato. Pasquale Tria de Solis puntava solo alla sua ricca dote, non la amava ed era violento, tanto che Eleonora chiese al Re un’ordinanza di separazione.

Quanto alla rivoluzione che portò alla Repubblica Partenopea, tra il 1792 e il 1798, Eleonora andò molto spesso in prigione a causa del suo coinvolgimento negli eventi francesi a Napoli. È probabile che, nella sua abitazione ai Quartieri Spagnoli, abbia spesso organizzato degli incontri segreti per discutere sui contenuti del Moniteur Universel, introducendo alcune copie della Costituzione Francese e ospitando il traditore Annibale Giordano, che fece il suo nome alla polizia borbonica.

Durante una perquisizione, la polizia trovò una copia dell’ Encyclopedie in casa di Eleonora e fu arrestata. Rilasciata nei primi giorni del 1799, il 19 Gennaio dello stesso anno, aiutò i rivoluzionari napoletani ad occupare Castel Sant’Elmo, aiutando i francesi a entrare a Napoli. Il 21 Gennaio 1799 scrisse un inno alla libertà per proclamare la Repubblica Partenopea. Nello stesso periodo, fu nominata direttore del Monitore Napoletano, il primo quotidiano politico di Napoli.

Sui rapporti tra Eleonora e Maria Carolina vi è qualche dubbio. Ciò che più fonti rendono noto è che scrisse dei versi offensivi sulla vita sessuale della sovrana, definendola una tribade priva di purezza e il 20 Agosto 1799, Eleonora fu giustiziata.

Maria Carolina, la moglie del “Re Nasone”

Maria Carolina – Regina di Napoli fu la moglie del re Ferdinando IV di Borbone, sorella maggiore di Maria Antonietta di Francia e figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Ci sono differenti versioni sulla personalità di Maria Carolina: c’è chi sostiene che Ferdinando IV, noto come il “re nasone” e per essere più pacifico e dedito ai piaceri della vita, fosse suo succube e che avesse lasciato nelle sue mani il potere e la responsabilità del Regno di Napoli; secondo altri, Maria Carolina non fu in grado di sfruttare il proprio potere perché distratta da faccende di letto. Ad ogni modo, durante il regno di Maria Carolina e Ferdinando IV, via Toledo, via Foria e la Riviera di Chiaia si trasformarono in un percorso per le carrozze reali e nelle strade apparvero i primi numeri civici.

Maria Carolina era una donna molto lussuriosa e non aveva cura per il rigore morale del popolo: si incontrava segretamente con il Principe di Caramanico nei pressi della tomba di Virgilio e, per gioco, sotto falsa identità, si prostituiva nei bordelli e nei lupanari in compagnia della Marchesa di San Marco.

A Napoli si usa dire “nun è doce ‘e sale” per descrivere una persona dal carattere particolare. Pur se pacifico sotto certi aspetti, Ferdinando IV non era “doce ‘e sale”, amava le donne e nel 1789 fondò la colonia di San Leucio nei pressi di Caserta, dando vita a un covo di amanti.

Maria Carolina tentò di avvelenare Ferdinando IV con l’aiuto dell’ammiraglio britannico John Acton, suo amico e amante che contribuì anche al tentativo di fare fuori Bernardo Tanucci, consigliere del Re. Maria Carolina voleva sbarazzarsi di Tanucci per avere per sé tutto il potere e, se davvero riuscì sbarazzarsene o se questi morì per altre cause, solo le fonti certe possono rivelarlo. Eppure, non è strano che Acton ebbe una certa influenza sulle decisioni politiche ed economiche e sulle alleanze?

Maria Carolina odiava e temeva i francesi a causa della brutale morte della sorella Maria Antonietta e, per omaggiarla, annunciò il lutto cittadino vietando ogni forma di divertimento sia pubblico che privato.  Nel 1794 approvò la coalizione inglese contro la Francia senza rendersi conto che l’Inghilterra voleva Napoli in guerra per impossessarsi delle basi navali e consentire a Orazio Nelson di strappare il Mediterraneo dalle grinfie francesi; su questo aspetto, ci sono altri pettegolezzi, altre voci di popolo che ci fanno sapere che gli accordi tra Maria Carolina e Orazio Nelson erano influenzati da un’amante comune: Emma Hamilton.

Giorno dopo giorno, arrivò il focoso e sanguinario 1799 e i rivoluzionari napoletani dichiararono la breve Repubblica Partenopea, che durò solo cinque mesi. Nel frattempo, Maria Carolina reclutò l’esercito della Santa Fede e, da questo momento in poi, il suo destino si intrecciò con quello di Eleonora de Fonseca Pimentel e quello di Luisa Sanfelice in virtù dei fatti narrati nelle righe precedenti.

Giulia e Maria: dall’autrice del “si loca” all’ Ospedale Incurabili di Napoli

Storia di Giulia Felice, nobildonna pompeiana che inventò il “si loca”

Dai sanguinari e passionali letti della Napoli Settecentesca, un salto indietro nel tempo ti porta a casa di Giulia Felice, l’autrice del “si loca” nell’ antica Pompei del I sec. a. C.

In via dell’Abbondanza, Giulia Felice costruì una serie di edifici e quartieri connessi tra loro con diversi servizi come ristorante e bagno termale. Figlia di Spurio Felice, affittava gli spazi della sua meravigliosa casa con bagno privato e giardino alla stregua di una moderna impresa alberghiera, collocando persino una grande insegna per decorare l’esterno dell’edificio e comunicare il servizio d’affitto con le seguenti parole: Balenum venerim et nogentum tabernae pergule.

Le fonti dedicate a questa nobildonna di Pompei, lasciano evincere che, presso la sua struttura, si usufruiva di un balneum venerum et nongentum. C’è un dibattito sul preciso significato di questa espressione in quanto, nongentum dovrebbe indicare le 900 stanze o tabernae offerte agli ospiti e venerum significherebbe stanza del piacere sessuale; secondo altre ricerche, venerum sarebbe un luogo confortevole ed elegante con un bagno termale gestito da una bellissima discendente di Venere e senza alcun interesse erotico.

Storia di Maria Lorenza Longo, la donna che fondò il primo ospedale moderno di Napoli

Il letto è perfetto per le arti amatorie, per riposare e per dare conforto ai malati. A Napoli, il primo ospedale moderno fu fondato da Maria Lorenza Longo, una donna religiosa di origini catalane graziata dalla Santa Vergine con una guarigione miracolosa. La donna soffriva di una grave artrite reumatoide e giurò di votarsi alla cura degli infermi se avesse ricevuto la grazia di guarigione e così fu. Nel 1522, fondò l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, un particolare ospedale che accoglieva gli infermi affetti da ogni tipo di malattia.  Molti fanno confusione sull’aggettivo “Incurabili” che non indica persone senza speranza, bensì una struttura pronta a ospitare i malati impossibilitati a curarsi nella propria dimora.

L’ospedale è ancora attivo e si trova in via Maria Longo, nei pressi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Non temere, non devi andare agli Incurabili per qualcosa di brutto. In questo ospedale nascono anche i bambini e, soprattutto, puoi visitare il Museo delle arti sanitarie e scoprire una delle più antiche farmacie di Napoli.

Matilde Serao: Il ventre di Napoli

A questo punto, un nuovo salto nel tempo ti riporta di nuovo all’epoca della dinastia dei Borboni a Napoli, ma solo per pochi istanti. Sembra che i Borbone aleggino sul capo delle donne che hanno fatto la storia di Napoli. Perché? Perché il 7 Febbraio 1856, a Patrasso (Grecia) nacque la grande Matilde Serao figlia dell’anti-borbonico Francesco Serao.

Con la fine dei Borboni, la famiglia Serao torna a Napoli e Matilde, una volta cresciuta, frequenta la scuola normale dedicata a Eleonora Fonseca Pimentel a Piazza del Gesù; nate e vissute in momenti diversi, Matilde ed Eleonora furono entrambe animate dalla vocazione per il giornalismo e per la scrittura e, se Voltaire dedicò un sonetto alla Fonseca, Gabriele d’Annunzio scrisse un romanzo dedicato alla Serao.

Meno bella e avvenente delle altre donne storiche di Napoli, la talentuosa scrittrice ebbe una vita intensa: fondò il Mattino con il suo primo marito Edoardo Scarfoglio e, qualche anno dopo, divorziarono a causa dei tradimenti e del carattere brusco di quest’ultimo; Matilde cadde tra le braccia di Giuseppe Natale e fondò Il Giorno. Qualche tempo dopo, la Serao morì facendo ciò che amava di più: il 25 luglio 1927, stava scrivendo. Improvvisamente, un infarto fermò la sua penna per sempre.

Matilde Serao scrisse e raccontò Napoli come nessun altro. Con il Ventre di Napoli, ha condiviso il suo punto di vista sulla cultura e sulle tradizioni popolari napoletane attraverso una sorta di diario di viaggio che devi leggere almeno una volta nella vita: pagina dopo pagina, ogni parola si trasforma negli occhi di un turista che legge la Napoli del passato per amare quella di oggi.

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Mangiatrice seriale di pizza e home fitness addicted, vorrebbe parlare tutte le lingue del mondo per esprimersi in maniera globale. È convinta che il sorriso salverà il mondo, con o senza dentifricio di qualità. Ottimista sin dalla nascita e senza olio di palma e grassi aggiunti, pronta a trasformarsi in una macchina da guerra per raggiungere i propri obiettivi ha ideato il blog I racconti della fata uncina e ha pubblicato il romanzo d’esordio “Un punto nel cerchio del tempo”, ambientato in una Napoli fantasy e misteriosa.

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