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Napoli è lo scrigno di affascinanti tesori nascosti. Se vuoi scoprire il velo di mistero disteso sul volto di questa enigmatica città, allora segui le diritte che stiamo per darti e lasciati sorprendere da questi tre dipinti misteriosi, collocati presso monumenti e strade di Napoli in cui si intrecciano storia, arte e bellezza:

  1. La tela nascosta nella Chiesa di San Giorgio Maggiore, che si annovera tra le prime quattro chiese edificate a Napoli e rappresenta una rilevante testimonianza dell’arte Paleocristiana;
  2. La tavola con la donna-diavolo ritratta nella Chiesa di Santa Maria del Parto, collocata nel quartiere di Chiaia, “casa” della tomba di Jacopo Sannazaro e del presepe di Giovanni da Nola;
  3. L’effige con il Crocifisso che parlò a San Tommaso nel Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, situato nel cuore del centro storico di Napoli, lungo il decumano inferiore della città (Spaccanapoli).

1. San Giorgio e il Drago

Chiesa di San Giorgio Maggiore

Percorri Via Duomo, via tracciata dall’impronta dell’arte, e addentrati nell’antica Chiesa di San Giorgio Maggiore, intitolata al martire guerriero, una delle più affascinanti figure cristiane, avvolta mito fiabesco del Drago, emblema dell’infinita battaglia tra bene e male.

Questa basilica fu costruita per volontà del vescovo Saverio di Napoli fra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. e pare che il suo culto sia legato al primo miracolo di San Gennaro, che consiste nella “liquefazione dei santi grumi”.

San Giorgio e il Drago - Aniello Falcone

San Giorgio e il Drago – Aniello Falcone

Raggiungi l’altare maggiore, avvolto da un semicerchio di colonne bianche. Alle sue spalle potrai ammirare due capolavori della pittura napoletana del seicento. Le due maestose tele, dipinte da Alessio D’Elia, sono armoniosamente disposte l’una di fronte all’altra: quella a lato sinistro ha come soggetto la vita di San Severo; quella a lato destro raffigura la battaglia di «San Giorgio e il Drago». Ed è proprio dietro quest’ultima che si cela il sorprendente dipinto raffigurante il medesimo soggetto.

Un robusto telaio con cerniere, su cui è disposta la tela del D’Elia, si sposta per mezzo di una corda, come un voluminoso libro che si apre e svela il magnificente dipinto retrostante.

L’affresco nascosto, ancora integro, è stato rinvenuto grazie ad un recente restauro. I suoi colori sono tuttora brillanti. Esso fu realizzato da Aniello Falcone intorno al 1645 e il suo valore artistico è stupefacente. L’opera presenta un’intensa carica emotiva e un impatto suggestivo che riporta lo spettatore alle fiabesche atmosfere del mito medievale. Ma perché è stato nascosto per tutto questo tempo?

Il protagonista della scena è il bianco cavallo che si rizza, guidato dall’impavido guerriero San Giorgio, che trafigge la creatura mostruosa con una lancia acuminata, puntando dritto alle sue fauci. Il drago è ritratto come una straordinaria bestia di pura fantasia che lotta contro il guerriero. In basso, vicino alle sue zampe, vengono rappresentati i suoi pasti: giovani innocenti ridotti in carcasse. Alle spalle, in secondo piano, una donna fugge in preda alla paura. Con l’uccisione del drago, San Giorgio salva la giovane figlia del re, che stava per essere sacrificata all’immonda creatura, e libera tutta la popolazione di Selem dalle sue grinfie.

Dove si trova la Chiesa di San Giorgio Maggiore

2. Il Diavolo di Mergellina

Chiesa di Santa Maria del Parto

Collocata nel celestiale scenario di Mergellina, la Chiesa di Santa Maria del Parto custodisce al suo interno una tavola pittorica dal soggetto diabolico. Si tratta di «San Michele che scaccia il demonio», un dipinto conosciuto anche come riferimento alla nota leggenda «Il Diavolo di Mergellina», dipinto da Leonardo Grazia da Pistoia nel 1542.

Il Diavolo di Mergellina

Il Diavolo di Mergellina

La tavola pittorica raffigura la figura guerriera dell’Arcangelo Michele che scaccia il demonio dal cielo, ritratto col volto di una bella donna dai capelli biondi. Ma sembra proprio che il dipinto nasconda una storia più misteriosa e stravagante, a metà strada tra stregoneria e seduzione.

La donna-diavolo raffigurata nel dipinto rappresenta in realtà Vittoria D’Avalos, la bellissima nobildonna napoletana che si invaghì dell’affascinante Diomede Carafa, il Vescovo di Ariano Irpino. Ella ricorse a una potente fattura d’amore, per tentare di incantare l’uomo di chiesa e ottenere il suo amore.

L’elisir consisteva in alcune frittelle dolci e nel biancomangiare che la bella Vittoria offrì a Diomede. L’uomo assaggiò quelle delizie ma improvvisamente un’insana passione cominciò a divorarlo. Egli non riusciva a cancellare l’immagine di Vittoria dalla sua testa, cosa che metteva in discussione il suo sacerdozio. Vittoria era il suo demone, la seduzione sotto forma di donna.

Diomede scelse di consultare un valido esorcista per spezzare l’incantesimo di Vittoria. Si trattava di un monaco procidano, autorizzato dal Cardinale di Napoli. Egli suggerì a Diomede di affidare ad un abile maestro di pittura un particolare dipinto, impastando i colori con un balsamo speciale, utile al rituale da praticare. Il dipinto, posto in un luogo sacro e benedetto con acqua santa, doveva raffigurare l’Arcangelo Michele, guerriero di Dio simboleggiante la forza del bene e il demonio, ritratto con il volto di Vittoria, che incarnava la forza del male.

La donna, mise così da parte i suoi sentimenti e il vescovo, per consacrare il suo successo, fece incidere sull’opera la scritta: « Fecit victoriam alleluia 1542 Carafa »

Dove si trova la Chiesa di Santa Maria del Parto

2. La tavola con il Crocifisso che parlò a San Tommaso

Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore

Il Crocifisso

Il Crocifisso

Infine, nel centro storico e all’interno della prestigiosa casa madre dei frati domenicani, vale la pena ammirare la tavola titolata “Il Crocifisso”, considerata miracolosa in quanto identificata con quella che parlò a San Tommaso D’Aquino in preghiera durante l’ultimo soggiorno del santo a Napoli, nel 1273.

Si tratta di un rarissimo esempio di pittura duecentesca in Campania, che la tradizione religiosa ha conservato fino a oggi. L’opera è drammatica e intensa. Una dolce umanità trapela dalle pennellate dell’anonimo artista che l’ha realizzata.

Secondo la leggenda, il miracoloso Crocifisso si rivolse San Tommaso D’Aquino con le seguenti parole: «Tommaso tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?», alle quali il santo replicò «Nient’altro che te, Signore».

Il dipinto originale si trova proprio in un cella del convento in cui il frate domenicano visse, ricevendo i suoi studenti e svolgendo i suoi studi liturgici. Una sua copia è invece conservata nella chiesa, precisamente nel Cappellone del Crocifisso.

Dove si trova il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore

Ti consigliamo di non perdere l’occasione di esplorare questi e altri affascinanti luoghi in cui l’arte e il mistero costituiscono un affascinante connubio.

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Marina Sarracino
Marina Sarracino nasce a Napoli nel giugno 1987. Lavora come promotrice culturale nel centro storico di Napoli e collabora come redattrice per alcuni siti dedicati al turismo e alla cultura. Ha scritto, in qualità di blogger-mapper, alcune guide emozionali di viaggio legate ai territori della sua città e dell'isola di Malta. Si è laureata in Progettazione e Gestione dei Sistemi Turistici presso l'Università di Napoli Federico II. Ama scrivere sin da quando era bambina, credendo che la scrittura sia la miglior palestra per allenare la sua fantasia. È autrice del romanzo "L'arcobaleno nelle occhi", che racconta di una colorita e intensa storia d'amore ambientata proprio a Napoli. Scrivere della sua città è per Marina un modo gratificante di valorizzarla.

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