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Tra tutte le tradizioni natalizie, il presepe è quella a cui i napoletani sono maggiormente affezionati perché è ciò che rappresenta più di ogni altra cosa la cultura, l’arte e la tradizione del popolo partenopeo. È un rito familiare che da diversi secoli unisce religione e superstizione, sacro e profano. Il Presepe infatti è diventato una vera e propria forma d’arte tra il ‘600 e il ‘700, ma esiste da molto prima. La prima testimonianza documentata risale all’anno 1025.

Costruirne uno è davvero molto facile, sono sufficienti materiali semplici come il cartone, il legno o il sughero e una tavoletta su cui appoggiare il tutto. Questi elementi a Napoli sono estremamente facili da reperire, soprattutto nel periodo di Natale. A San Gregorio Armeno, la strada dove sono riunite molte tra le più importanti botteghe del presepe, si può trovare tutto il necessario senza spendere una fortuna. Accanto a rinomati artigiani ci sono infatti anche negozi dove si può comprare ad un prezzo contenuto.

Vediamo ora quali sono gli elementi fondamentali per realizzare un vero presepe napoletano.

La capanna

Il fulcro e il cuore di tutta la rappresentazione è senza dubbio la capanna dove collocare la scena della natività. All’interno, su un tappeto di muschio, vanno posti la Madonna e San Giuseppe con il bue e l’asinello. Al centro c’è una mangiatoia che deve rimanere rigorosamente vuota fino alla mezzanotte del 24 dicembre, quando vi si colloca finalmente Gesù Bambino. Da non dimenticare la stella cometa che va posta in cima alla capanna, meglio ancora se affiancata da due angioletti. Il 6 gennaio, poi, nel giorno dell’Epifania, bisogna aggiungere i tre Re Magi. Generalmente due sono rappresentati in piedi e uno in ginocchio. Volete fare le cose in grande? Nei giorni precedenti l’Epifania potete metterli lontano dalla capanna per simulare il loro viaggio. Meglio ancora se cavalcano un cavallo, un dromedario e un elefante, che simboleggiano l’Europa, l’Asia e l’Africa.

Se avete poco spazio in casa niente paura, potreste anche fermarvi qui, avete già il vostro presepe. Chi invece si vuole sbizzarrire ha l’imbarazzo della scelta. Usare la propria creatività non è assolutamente vietato, ma ci sono tantissimi personaggi e ambientazioni che sono tipici della tradizione partenopea e che non dovrebbero mancare.

 

I personaggi

La scena della Natività con i Re Magi

Il primo della lista è sicuramente Benino o Benito, un pastore addormentato. La leggenda vuole che il presepe sia tutto frutto dei suoi sogni, ecco perché nessuno si azzarda a svegliarlo ed è uno dei personaggi più importanti.

Cicci Bacco è un vinaio che spesso viene raffigurato seduto su una botte alla guida di un carro. È quanto resta dell’antico culto del dio del Bacco.

I due compari, Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, rappresentano rispettivamente il Carnevale e la Morte. Secondo le storie che si narrano a Napoli, il cranio del secondo sarebbe ancora conservato nel cimitero delle Fontanelle e gli si può chiedere consiglio su quali numeri giocare al lotto.

Il pescatore è un altro personaggio simbolico, infatti nei primi secoli del cristianesimo, quando era vietata ogni raffigurazione del volto di Gesù, il pesce diventò uno dei simboli di Cristo maggiormente riconoscibili per il popolo.

C’è poi Stefania, una giovane donna alla quale gli angeli vietarono di andare a visitare Gesù bambino perché non era sposata e non aveva figli. Lei allora prese un sasso, lo avvolse in un panno e finse che fosse il suo figlioletto, ingannando così gli angeli. Arrivata al cospetto della Madonna accadde un miracolo, il sasso si trasformò in un bambino che la madre chiamò Stefano. Ecco perché il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano.

Questi sono alcuni dei personaggi più famosi del Presepe, ma se ne possono inserire molti altri. Generalmente si tratta di gente comune, povera, come la zingara o la meretrice e poi ci sono i dodici mercanti, ciascuno dei quali rappresenta un mese dell’anno in base al prodotto venduto.

 

Gli ambienti

presepe - bottega

La bottega di un fabbro

Tra le ambientazioni più tipiche c’è in primo luogo l’osteria, che rappresenta i pericoli del viaggio che San Giuseppe e la Madonna hanno dovuto affrontare.

Il pozzo invece è un elemento di congiunzione tra il mondo terreno e l’oltretomba. Secondo le antiche superstizioni nella notte di Natale non bisognava assolutamente attingere l’acqua dal pozzo perché era contaminata dagli spiriti maligni.

Il fiume con il ponte è un simbolo di passaggio e di collegamento tra la vita e la morte.

Qui e lì si possono disporre le pecore; il presepe rappresenta infatti il mondo della gente umile, mercanti e pastori e le pecore sono il simbolo delle anime semplici guidate da Gesù.

Il tocco finale è una carta blu tempestata di stelle da appoggiare al muro per fare da sfondo a tutta la scena, rappresentando appunto una notte stellata.

Ad ogni modo è da tenere presente che il presepe è fatto sì di antiche tradizioni, ma anche di cuore e fantasia. È l’occasione per vivere l’atmosfera del Natale insieme alla famiglia, perciò divertitevi a costruirne uno insieme ai vostri cari.

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Paola Cirino

Curiosa ed estrosa, Paola scrive, disegna e crea con ogni mezzo fin da giovanissima.
Nel corso degli anni studia architettura e storia dell’arte, legge avidamente, frequenta cinema e teatro ogni volta che può e sperimenta i nuovi media. Oggi si divide equamente tra le sue due passioni: la scrittura e il design. Collabora alla redazione di testi per vari siti e fonda un marchio di design dedicato alla stampa 3D.

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