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1. Oscar Wilde

Oscar Wilde

Oscar Wilde

Dopo il processo per omosessualità e la prigione, Oscar Wilde si ritirò nel 1897 a Napoli con il suo amante, dove fra spiagge, caffé e hotel via via sempre più modesti non mancò di dare scandalo e regalare aforismi.

Wilde era arrivato a Napoli insieme a lord Alfred Douglas, detto Bosie: era stato proprio il padre del giovane a denunciare lo scrittore, ma Oscar era ancora innamorato di quel fragile, capriccioso giovanotto. Dopo un breve intervallo all’Hotel Royal, la coppia si era trasferita a Villa Giudice, in via Posillipo 36. «Abbiamo una bella villa sul mare e un buon pianoforte. Prendo lezione di conversazione italiana tre volte alla settimana».

I due erano diventati fedeli frequentatori delle spiagge napoletane e dei caffè, specie del Gambrinus, ma gli inglesi di Napoli erano scandalizzati da quella coppia e Bosie fu avvertito che avrebbe fatto meglio a stare lontano da Oscar che si limitò a commentare: «La mia stessa esistenza è uno scandalo». Per fortuna i napoletani non avevano alcun problema a invitarli a feste ed appuntamenti mondani.

2. Virgilio

Virgilio

Virgilio

Diverse volte il poeta mantovano predilige la città di Napoli, fonte di ispirazione e cultura, città in cui ha vissuto gli otia giovanili e luogo in cui ha frequentato la scuola epicurea del filosofo Sirone.

Il poeta mantovano condusse una vita semplice e mite tanto che nel capoluogo campano fu da tutti ricordato come il VirginelloLa prima opera di Virgilio “Le Bucoliche”, la successiva “Le Georgiche” e l’ultima “L’Eneide” furono scritte proprio a Napoli.

Le sue spoglie oggi si trovano all’interno del Parco Virgiliano a Piedigrotta (Napoli), a lui intitolato.

3. Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Il 2 Ottobre 1833 Giacomo Leopardi e Antonio Ranieri giungono a Napoli, dove si sistemano in Via San Mattia n. 88, al secondo piano di Palazzo Berio.

Nei primi tempi del soggiorno a Napoli, ciò che piace subito al recanatese non è solo l’aspetto folklorico della città, ma più semplicemente la vitalità e il vigore, la gioia di vivere del popolo napoletano.

Leopardi è un solitario e un malinconico, ma la folla anonima riesce a rasserenarlo. Prova tanta gioia nel passeggiare per Toledo e Santa Lucia. Giacomo è attratto irresistibilmente da questo mondo, si confonde spesso tra la folla e non disdegna di comperare un biglietto del lotto o, addirittura, di suggerire un numero “vincente” a qualcuno dei passanti che, ritenendo di buon augurio i gobbi, glielo chiede.

Dopo appena due mesi di soggiorno, Leopardi si trasferisce sempre con Ranieri in un ampio appartamento in Via Santa Maria Ogni Bene n. 35, alle pendici del Vomero, dove si può respirare “la migliore aria di Napoli”, e dove Giacomo, a detta del Ranieri, “rinvigorisce notabilmente […] Leopardi si rifà ogni dì di più di quell’aria, forse unica ai suoi malanni, ne acquista il benefizio quotidiano”. Giacomo Leopardi morì a Napoli il 14 giugno del 1837, oggi le sue spoglie giacciono nel Parco Virgiliano, Piedigrotta.

4. Goethe

Goethe

Goethe

Johann Wolfgang Goethe soggiornò a Napoli due volte, a distanza di qualche mese, nel 1787. Le sue descrizioni dei luoghi e del popolo napoletano sono inevitabilmente intrise del sentimentalismo tipico dei viaggiatori nordici della sua epoca: «La città stessa di Napoli si presenta piena d’allegria, di libertà, di vita; il re [Ferdinando IV di Borbone] va a caccia, la regina [Maria Carolina d’Austria, che partorì diciassette figli] è in attesa del lieto evento, e meglio di così non potrebbe andare».

A lui si attribuisce la citazione più celebre sul capoluogo partenopeo: «Vedi Napoli e poi muori» ad intendere che dopo aver visto questa città, si potrebbe anche concludere la vita del viaggiatore.

5. Stendhal

Stendhal

Stendhal

«Napoli, 11 gennaio 1817. Entrata grandiosa: si scende per un’ora verso il mare attraverso un’ampia strada, scavata nella roccia tenera, sulla quale la città è costruita. Solidità dei muri. Albergo dei Poveri, primo edificio. E’ molto più impressionante di quella bomboniera, tanto vantata, che a Roma si chiama porta del popolo.

Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo» lasciando dopo una permanenza di un mese quella che era allora la capitale borbonica dello Stato più importante e ricco della penisola italica, la città che rivaleggiava con la capitale francese: “In Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli”.

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