Napoli è una città che ha ispirato da sempre i creativi: nel bene e nel male, il suo indomabile caos unito a un fascino unico al mondo, l’hanno resa la location perfetta per tantissime opere di fiction, tra cui rientra certamente I Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni. Lo scrittore napoletano, dapprima con la famosa saga del commissario Ricciardi e in seguito proprio con i Bastardi, ha creato una propria mitologia napoletana che mostra luci e ombre della capitale partenopea, grazie a dei gialli divenuti famosissimi a livello nazionale.
Era dunque solo questione di tempo perché il medium fumetto venisse coinvolto in quello che ormai è a tutti gli effetti un franchise, che ha dato il via anche a delle serie tv. Così ecco chi nel 2019 esce la versione a fumetti dei Bastardi di Pizzofalcone e la cui particolarità è quella di avere come protagonisti dei cani antropomorfi, a sottolineare la loro identità di bastardi. L’adattamento, con copertina di Daniele Bigliardo, è sceneggiato da Claudio Falco e Paolo Terracciano, disegnato da Fabiana Fiengo ed edito da Sergio Bonelli. Gli artisti appartengono alla scuderia della Scuola Italiana di Comix di Mario Punzo, altra importante realtà napoletana.
Qui di seguito, alcuni dei luoghi “fotografati” dalla Fiengo, tutti luoghi amati da De Giovanni e utilizzati come sfondo per la fervida immaginazione.

Monte di Dio: la collina di Pizzofalcone

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La collina di Pizzofalcone (alta 60 metri) è conosciuta anche come Monte di Dio e fa parte del quartiere San Ferdinando. L'origine del nome Pizzofalcone è molto antica, poiché risale all’epoca del re di Napoli Carlo I d’Angiò (metà Duecento circa) che praticava in questa zona la caccia al falcone, con tanto di falconiera costruita in cima alla collina. Monte di Dio era invece una chiesa che portava lo stesso nome e che oggi non esiste più.

Pizzofalcone, per non potendo vantare una grande estensione, vede la presenza di tanti luoghi legati all’arte e alla storia di Napoli. Tanto per citarne alcuni: il sito archeologico di Monte Echia, Villa Ebe (dell'architetto Lamont Young), il Palazzo Carafa di Santa Severina e la chiesa dell'Immacolatella a Pizzofalcone, la Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone (di Cosimo Fanzago) e il Palazzo Serra di Cassano, sede del prestigioso Istituto italiano per gli studi filosofici. Questo Palazzo non è l’unico in zona ad essere stato costruito tra il '600 e il '700, c’è ad esempio il Teatro Politeama.


Via Chiaia: shopping di lusso ed il luogo dove è nata la Margherita

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Chiaia

Via Chiaia – totalmente pedonale – è una delle strade più conosciute del centro storico di Napoli, rinomata per lo shopping di lusso, a metà fra il quartiere San Ferdinando e il quartiere di Chiaia. Tante le note attività di zona, la leggenda narra che sia presente in un vicolo anche il luogo dove si ritiene sia stata inventata l’ormai leggendaria pizza Margherita. Altre chiese e palazzi storici rendono ancora più affascinante la passeggiata lungo questa bella e caratteristica via di Napoli.

Da piazza dei Martiri, dove ufficialmente via Chiaia termina, si può accedere alla Riviera di Chiaia. Svoltando a destra dopo il palazzo Cellamare, ci si ritrova invece a via dei Mille che, insieme a via Chiaia, è un'altra delle strade note per i negozi di importanti firme. È interessante come via Chiaia sia cosi intrinscamente legata ai Quartieri Spagnoli, che la costeggiano tutta.


Quartieri Spagnoli: un zona unica per le caratteristiche delle vie e dei palazzi

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I Quartieri Spagnoli sono una delle zone più caratteristiche e discusse di Napoli, sorgono al centro storico e comprendono il quartiere di Montecalvario, insieme a porzioni inferiori dei quartieri di San Ferdinando e Avvocata. I Quartieri hanno un’origine militare: nel XVI secolo il viceré Pedro de Toledo aveva bisogno di un luogo dove stanziare le guarnigioni spagnole, oppure ancora come alloggi temporanei da destinare ai soldati di passaggio nella capitale partenopea.

Purtroppo, forse proprio perché l’area era destinata a soldati stranieri a cui poco importava della città, fin dall’inizio i Quartieri Spagnoli videro nascere tristi fenomeni, con il dilagare di prostituzione, criminalità e gioco d’azzardo. Anche se successivamente furono aperte diverse botteghe artigiane, i problemi di questa zona sono rimasti a lungo insoluti.

Oggi i Quartieri Spagnoli sono un importante sito turistico, sia per la loro importanza artistica e storica, sia per la presenza di botteghe artigianali uniche al mondo, di richiamo per turisti stranieri, ma anche per gli stessi cittadini napoletani. Dal punto di vista folcloristico e di “tipicità” i quartieri sono davvero rappresentativi della napoletanità nel mondo, con i “bassi” e i negozi tipici, le trattorie di una volta e quel chiassoso calore umano che, magari può sembrare uno stereotipo, è davvero difficile trovare altrove.