Sapevi che la tomba di Dracula, il leggendario e famigerato Conte Vlad III, potrebbe risiedere proprio nel vivace e colorito centro storico di Napoli? Alcuni studi in atto dal 2014 la collocano infatti proprio all'interno del prezioso Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova. Il simbolismo esoterico ed alchemico presente sulla tomba quattrocentesca gentilizia della Famiglia Ferillo, che si trova precisamente nel Chiostro minore di S. Giacomo della Marca, pare indirizzare le ricerche verso l'enigmatica figura del Conte Dracula. Le iscrizioni a parete con i rispettivi codici cifrati, ancora da decrittare, infittiscono il mistero e alimentano il fascino di questo luogo ricco di arte e religiosità.

Storia della Chiesa di Santa Maria la Nova

Il chiostro di San Giacomo della Marca - Santa Maria La NovaLa Chiesa di Santa Maria la Nova viene chiamata la Nova per differenziarla da quella di Santa Maria ad Palatium, eretta nel luogo dove fu successivamente costruito il Maschio Angioino, occupato da un convento di frati minori. Carlo I d’Angiò la demolì per edificare il castello, cedendo in cambio ai frati, nel 1279, il luogo in cui adesso si trova l’attuale chiesa, che ospitava l’antica torre Maestra. Santa Maria la Nova si sviluppò in stile gotico, ma i terremoti e gli incendi verificatisi nei secoli successivi, condussero a una serie di rifacimenti, tra cui quello del 1596: dopo la guarigione miracolosa di uno storpio, attribuita alla Madonna delle Grazie, i fedeli elargirono offerte generose per nuovi lavori.

La convivenza nel Complesso di stili e sensibilità diverse, legati alle esigenze storiche e ai canoni estetici che li hanno ispirati, genera un impatto suggestivo che ravviva il desiderio di scoperta nei visitatori, attratti dal mistero che aleggia sulla misteriosa tomba di Dracula.

Ambienti e percorsi espositivi

L’attuale facciata a due ordini della chiesa ricalca il genere diffuso a Napoli nel XVI secolo ed è preceduta da una scalinata con balaustra marmorea. All'interno della silenziosa chiesa, ciò che maggiormente meraviglia lo sguardo è il soffitto ligneo cassettonato e intagliato, decorato in oro zecchino con Storie della Vita della Vergine, Santi, Profeti, Virtù e figure dell’Antico Testamento. Una musica sublime accompagna i passi del visitatore lungo il pavimento attraversato da lapide tombali mentre l'altare maggiore, disegnato da Cosimo Fanzago, muta colore per via delle luci variopinte che lo illuminano.

 Ben sedici cappelle svelano un trionfo di pregiati affreschi, sepolcri e sculture di soggetti religiosi, accanto all'esposizione di presepi, frutto di sopraffine ed uniche capacità artigianali. Si tratta di un percorso recente, che esalta l'attualità perenne della tradizione locale e che si inserisce armonicamente nel viaggio del visitatore lungo il doppio binario del Vangelo cristiano e della misteriosa lotta tra bene e male.

I chiostri

Il Complesso Monumentale presenta due chiostri. Il più grande è scenograficamente verdeggiante mentre quello più piccolo è affrescato con episodi della vita di S. Giacomo della Marca, attribuiti a Simone Papa. Ospita poi numerosi monumenti funerari quattro-cinquecenteschi provenienti dalla chiesa, tra cui si colloca l'enigmatico e affascinante sepolcro corrispondente alla presunta tomba di Dracula.

 Dal lato del chiostro piccolo si giunge agli ambienti della ricca Sagrestia e dell’Antico Refettorio, abbellito da un affresco del Bramantino intitolato La salita al Calvario.

Il Museo Arca

Il museo racchiude una "sfilata" di opere suggestive e misteriose, vanto dell'espressione artistica contemporanea. Accanto alle opere di indiscutibile valore storico-artistico che, a cominciare dal meraviglioso soffitto aureo della Chiesa, esaltano la grandezza del Complesso, si aggiungono infatti quelle realizzate da ben 89 artisti contemporanei. Partendo dal 1949, oggi il museo ne colleziona 136, in uno spettro di emozioni e forme svariate che celebrano l'arte religiosa contemporanea.

La tomba di Dracula

Il fatto che la tomba di Dracula si trovi nel centro storico di Napoli sembra divenire sempre più concreto, grazie alla scoperta di un sarcofago e alla presenza del nome del voivoda di Romania nel luogo della tomba. Il chiostro piccolo di Santa Maria la Nova, una delle chiese più visitate della città, darebbe quindi ospitalità all’eterno riposo del personaggio storico su cui lo scrittore irlandese Bram Stoker ideò la sua novella gotica. Particolare è anche il fatto che lo stesso Stoker visse a Napoli nel 1875, insieme a suo padre.

La storia della tomba di Dracula

Da un punto di vista storico, si credeva che il cadavere di Vlades Tepes III Dracula, decapitato, giacesse sepolto in un monastero dell’isola di Snagov, vicino Bucarest. Ma la lapide in questione non contiene le spoglie mortali del conte, bensì soltanto ossa animali, ragion per cui il caso risulta ancora irrisolto.

La teoria che sostiene che i resti di Dracula si trovino a Napoli si sviluppa grazie al ricercatore Raffaello Glinni, che dall’analisi di manoscritti italiani del XV e XVI secolo giunse ad ipotizzare che Maria Balsa, un’aristocratica trapiantata nel Regno di Napoli, avrebbe potuto essere la figlia segreta del Voivoda Vlad Tepes, scampata da bambina alle persecuzioni dei Turchi. Si sostiene che la principessa di origine slava abbia trovato asilo nel Regno grazie all’intermediazione di Ferdinando I e che il suo nome sia stato cambiato per evitare che il suo lignaggio reale spaventasse i futuri pretendenti. I resti del padre morto in battaglia sarebbero stati prelevati da Maria per seppellirli quindi nella città partenopea.

La lapide di marmo

Altri indizi sono stati fornita dalla tesi di laurea della dottoranda Erika Stella, che ha analizzato la lapide presente nel chiostro del Complesso di Santa Maria la Nova. Si tratta di una grande tomba di marmo, prima inserita nella chiesa, che rivela diversi simboli effettivamente estranei al soggetto ufficialmente sepolto all’interno, il nobile Mattia Ferrillo. Sulla lapide risalta un gigantesco elmo da cavaliere sormontato da una testa di drago e fiancheggiato da due sfingi contrapposte. Anche Glinni, alla vista di quelle immagini, giunse a sostenere che la lapide marmorea doveva appartenere a un cavaliere dell’Ordine del Drago, di cui faceva parte il padre di Dracula. Il Dragone è il sigillo dell’Ordine del Drago mentre le due sfingi opposte fanno probabilmente riferimento al nome della città egizia di Tebe, associabile anche a “Tepes” e richiamando quindi il nome di Vlad Tepes o Vlad Dracul.

Un altro legame con le terra di cui fu principe il conte Vald Dracula è uno stemma presente sia sulla tomba di Napoli che nella cripta di Acerenza: due delfini accoppiati, stemma della regione della Dobruja, zona della Romania attigua alla Valacchia, governata da Vlad Tepes e luogo in cui egli vinse la battaglia contro i Turchi. Lo stemma potrebbe quindi avere una valenza celebrativa di questa vittoria, come evidenzierebbe anche il guerriero rappresentato sulla parte superiore della tomba, con il simbolo dell’Ordine del Dragone.

Nuove scoperte sulla tomba di Dracula

Un altro mistero avvolge l’epigrafe crittografata scoperta dal prof. Reale dell’Istituto Orientale di Napoli. Essa è posizionata dietro la lapide nobiliare e la sua decifrazione è ancora in evoluzione, ma le uniche parole attualmente decodificate sono proprio “Blad” (leggibile come Vlad) e “Balcano”. Risulta ad oggi incomprensibile anche il fatto che un’area a quadrilatero del marmo emani inspiegabilmente calore, come rileva la termocamera con cui la tomba è stata esaminata.