Nel cuore della lingua napoletana si nasconde un affascinante mondo di espressioni uniche, un vero e proprio tesoro culturale che definisce l'identità di Napoli. Da "purtualle" a "scuorno," ogni parola offre uno sguardo privilegiato sul vibrante passato e la storia affascinante di questa città.

Conoscere questi termini non solo arricchisce culturalmente, ma può anche rivelarsi un'utile guida turistica, consentendo ai visitatori di immergersi più profondamente nell'atmosfera unica di Napoli, cogliendo appieno l'autenticità e il carattere della città attraverso le sue parole distintive. Pronti a un viaggio nelle sfumature linguistiche di Napoli, dove ogni parola racconta una storia intrisa di cultura e tradizione?

Il Napoletano è una vera e propria lingua

Orami è da un po’ che il napoletano è stato considerato una lingua a tutti gli effetti ed anche una sorta di patrimonio immateriale da preservare. Non sono pochi quelli che si sono disturbati nel studiare questa lingua e nel pubblicarne un apposito vocabolario.

Qui in questo articolo alcune delle parole con le quali vi troverete ad avere a che fare se venite a passare del tempo a Napoli e che sono entrate a far parte dell’immaginario partenopeo in gran parte del mondo e che potrebbero esserti utili per un viaggio a  Napoli. Insieme al glossario che ti proponiamo, un aiuto nella tua visita a Napoli può venire dal Naples Pass, il pass turistico cittadino che ti permette di godere di una serie di vantaggi e comfort sia per visitare sia per muoversi nella città.

Alluccare

Iniziamo con un verbo: alluccare significa urlare, rimproverare. Quando restiamo inascoltati e ci si vuole fare ascoltare, non ci resta altro che alluccare.

Il termine deriva dal latino medievale e proviene dalla parola allocco, quel uccello che si caratterizza per i suoi strilli, gli allucchi.

Ammuccarse

Il verbo ammuccarse può far riferimento a due cose: una è il gesto di baciarsi ed un'altra si riferisce all’credere in falsità. Dare ascolto a verità rivelatesi poi false.

La derivazione etimologica è mmocca (in bocca), cioè qualsiasi cosa si dica o si faccia con la bocca.

Appiccecarse

Il verbo appiccecarse significa litigare, attaccare briga, afferrarsi l’un l’altro. Dalla stessa corrente infatti proviene il sostantivo Appiccecata/Appicceco (lite, contesa, briga) e Appiccecataro, che è colui facilmente litigioso

Arronzare

Con Arrunza' si intende il compiere un lavoro in maniera approssimata e con scarsa professionalità. L’etimologia viene dal dialetto spagnolo di Maiorca arrosar che si traduce rifinire male. 

Arteteca

Termine divenuto famoso in Italia per il duo comico napoletano omonimo. Arteteca significa irrequietezza, agitazione, movimenti continui. Essa deriva dal tardo latino arthritica (artrite) e si riferisce per l’appunto a quella malattia che colpisce ossa e gambe.

Il riferimento all’irrequietezza è tutto napoletano e spesso, per dire che “un bambino è irrequieto” si dice “sta criatura tene arteteca”.

Caccavella

Con caccavella i napoletani intendo la pentola. Diretto discendente del caccavo (in rame) in cui il ragù pippia (pensa).

Con questo termine si posso indicare anche altri oggetti, sui quali magari si vuole ironizzare per la forma a volte sproporzionata.

Cacciuttiello

Per Cacciuttiello si intende un piccolo cane, cane di taglia piccola, solitamente un bassotto oppure un cucciolo. Il termine viene appunto dalla fusione di due sostantivi caccia e cucciolo

Cantero

Il cantero è l’antico vaso da notte, usato in passato da tutti ed ora solo dai bambini come vasino. Il temine ha duplice origine: viene dal latino Cantharus e dal greco Kantharos, ed entrambi significano curvatura

Cazzimma

L’utilizzo della parola Cazzimma è alquanto recente. È uno di quei vocaboli napoletani “nuovi” e che non fa parte della letteratura “storica” napoletana.

La cazzimma è il cercare di prevaricare sugli altri a tutti i costi, anche danneggiandoli. Quindi, quando si dice "tene 'a cazzimma" si intende quella persona che alla malignità aggiunge la cattiveria ed il gusto di farla.

Ma che significa cazzimma? Non te lo voglio dire, questa è la cazzimma!
Alessandro Siani

Chiattillo

Il chiattillo è la classica piattola. Un tempo, in ambito scolastico, si intendeva il secchione, “il figlio di papà”, quello che andava a scuola anche se gli altri avevano deciso di fare sciopero.

Oggi, nel gergo più comune, si intende solitamente il napoletano coi soldi o che si atteggia come tale. Vengono riconosciuti così, spesso, quelle persone che indossano e ostentano abiti firmati. Il loro outfit preferito è: mocassini, camicia e maglioncino rigorosamente poggiato sulle spalle.

Crisommola

Con crisommola si indica l’albicocca. Frutto prelibato e dolce che delizia le tavole napoletane durante le stagioni più calde. L’origine etimologica è greca "chrysomelon".

Currea

Con currea si indica la cintura, in genere di cuoio e che sostiene i pantaloni. Deriva dal latino corrigia e dallo spagnolo correa

Ma si haje suffrì' caccia ′a currea (Non soffrire, caccia la cintura!)
Yes I Know My Way - Pino Daniele

Fareniello

Con Fareniello si indica una persona che vuole stare spesso al centro di discussioni, intrigante senza ritegno, cascamorto fuori misura, bellimbusto che si crede di essere spiritoso ed invece è estremamente antipatico.

Interessante è l’origine di questa parola. Durante le rappresentazioni teatrali, il personaggio dell’amatore doveva essere, per esigenze di copione, sempre di aspetto giovanile. L’attore che interpretava questa parte andava bene finché era giovane e aitante, il problema arrivava con il passare degli anni e con la mancanza di tali qualità. Il povero ex-giovane attore doveva in qualche modo camuffare la sua vera età e allora si spargeva quantità enormi di farina. Da qui fariniello, persona che vuole apparire ciò che non è.

Guaglione

Gauglione è sicuramente uno dei termini napoletani più conosciuti. Guaglione significa ragazzo, e spesso si intende anche il giovane aiutante di un negozio o di un’attività.

Si pensa che la parola derivi dal francese garçon. Oggi si usa anche l’equivalente femminile guagliona, ma le persone anziane ritengono che l’uso sia improprio e che il giusto equivalente femminile sia figliola (ragazza).

Janara

Janara vuole indicare una donna cattiva, strega, brutta, malefica. Si dice anche "Jana" e deriva da Diana dea greca della caccia. Vi è una similitudine con il sardo Jana che ha lo stesso significato.

Lloco

Con lloco si indica un luogo e tutti gli avverbi del tipo là, da questa parte, in questo luogo. Se ti capiterà di chiedere indicazioni tieni bene a mente questa indicazione. L’etimologia viene dal latino loco (luogo)

Mantesino

Per mantesino si intende il grembiule che si usa mentre si cucina per evitare di sporcarsi. Deriva dal latino ante sinum (davanti al seno). Un tempo, lo si usava anche per indicare il parafango delle auto. 

Mappina

La mappina è il cosiddetto straccio da cucina. Si suppone che la sua origine venga proprio dall’italiano mappa e dalle sue “macchie” che rappresentano i vari territori. 

‘Ngoppa

‘Ngoppa indica “su” o “sopra”. L’etimologia viene dall’italiano antico (1300 circa), in cui “coppa” indicava “sopra”, infatti troviamo riferimenti anche nel Paradiso di Dante

‘Ntalliato

Con l’aggettivo ‘ntalliato e il verbo ‘ntallià si indica uno stato di smarrimento momentaneo, un imbambolarsi tipico della persona distratta che, nonostante gli si rivolga la parola, sembra essere su un altro pianeta. Si usa anche quando ci si intrattiene troppo in un posto.

L’etimologia viene dall’antico italiano aliare che vuol dire aleggiare, muovere le ali, volteggiati dagli eventi. Come se si volasse e ci si guardasse intorno rimanendo a bocca aperta per la bellezza delle cose viste dall'alto, mai viste prima.

'Nzallanuto

'Nzallanuto è la persona che sembra confusa, intontita, stordita. Solitamente si usa per le persone anziane (vecchio 'nzallanuto). Nell'antichità, era diffusa la credenza che il senno, ovvero la luce della ragione, perduto da una persona finisse sulla Luna. L'origine di questo termine è molto antica e si riconduce a una napoletanizzazione di "inselenito", il quale ha radici nella mitologia degli antichi greci. Per questi ultimi, la Luna era sotto il dominio della dea Selene. Pertanto, essere "inselenito" significa avere la testa associata a Selene, la dea lunare.

Questa leggenda trova conferma nelle opere come l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, dove Astolfo, il migliore amico dell'eroe impazzito, compie un viaggio fino alla Luna per recuperare il senno perduto del suo compagno.

'Nziria

'Nziria è il capriccio, piagnucolio. Il vocabolo viene dall’unione di due parole “in”+”ira”, quindi “andare in ira”. Si usa in particolare nei bambini che tendono a fare i capricci per motivi futili o quando un adulto è scorbutico per la troppa stanchezza.

'Nzisto

'Nzisto indica una persona spavalda, prepotente. È usato anche per i bambini, per intendere che sono vivaci. Viene dal verbo latino insistere

Chi è definito "nzisto" mostra un atteggiamento dominante, insistendo con forza sulle proprie opinioni o decisioni. È qualcuno che non esita a imporsi, manifestando un certo grado di sicurezza e assertività. Nell'uso colloquiale, il termine può anche indicare una certa dose di arroganza. Interessantemente, quando applicato ai bambini, "nzisto" assume un significato leggermente diverso, indicando un livello di vivacità e energia molto pronunciato. Nei più piccoli, la caratteristica "nzista" può tradursi in una personalità giocosa e dinamica, rivelando una vitalità contagiosa

Pazzariello

Pazzariello è la persona giocosa, briosa, gioviale. Proviene dalla figura antica napoletana di quel banditore che, accompagnato dalla musica, soleva girare per le strade facendo propaganda a negozi di recente apertura o nuovi prodotti. Una sorta di pubblicità

Purtualle

Le purtualle sono le arance. La parola "purtuall" in napoletano ha radici interessanti. Alcuni credono che provenga dal portoghese, dato che gli spagnoli compravano arance dai portoghesi.

Altri sostengono che derivi dall'italiano "portuale" a causa dell'arrivo delle arance a Napoli via mare. C'è persino un'ipotesi legata ai soldati francesi che distribuivano arance, legando la parola a un'esclamazione francese. Tuttavia, l'origine più vicina alla verità sembra essere quella greca, dove il nome dell'arancia, "portokalia", ha influenzato la forma napoletana "purtuall".

Riscenzièllo

Riscenzièllo è lo svenimento, la convulsione che viene a qualcuno quando si sente poco bene. Viene dal latino descensus (caduta, discesa)

Il termine in napoletano abbraccia due sfaccettature distinte, richiamando sia le convulsioni che i capricci dei bambini. In entrambi i casi, la parola si lega al concetto di spasmo, che può manifestarsi come sintomo patologico o come espressione di comportamento infantile.

Questa doppia sfumatura del termine evidenzia la connessione tra le convulsioni, spesso di natura involontaria e patologica, e i capricci, espressione più lieve di uno spasmo emotivo, rappresentando entrambi aspetti della complessa gamma di reazioni umane, soprattutto nei bambini.

Sarchiapone

La parola Sarchiapone prende origine dal nome di un personaggio dell’opera del Seicento La Cantata dei Pastori di Perrucci. Sta ad indicare una persona goffa e un po’ ridicola oppure, qualcuno che si crede furbo. 

Sbariare

Sbariare si dice quando qualcuno è preso da un’instancabile attività senza senso. Deriva dall’italiano svariare che significa, appunto, non stare mai fermi

Questo verbo viene utilizzato per descrivere l'atto di dedicarsi all'ozio e alla distrazione, perdendo tempo senza tener conto degli impegni o dei pensieri seri. È un termine associato a chi ama prendersela comoda, a uno scansafatiche, o a coloro che, al contrario, dopo un periodo di intenso lavoro, sentono la necessità di staccare la spina e concedersi momenti di relax o attività più svaganti.

Seccia

Con Seccia si indica la sfortuna. Prende origine dalla parola seppia, mollusco famoso per il suo spruzzo nero, segno del malaugurio

Sciasciòna

Con Sciasciòna si indica solitamente una donna o bambina paffutella dall’aspetto simpatico. Bisogna partire da sciscià che significa tranquillità e serenità. Sciasciarse significa, appunto, godersi una situazione particolarmente gradevole. 

Scugnizzo

Ecco un’altra parola napoletana davvero famosa! Lo scugnizzo è il monello, il ragazzo di strada che si diverte in scorribande per i vicoli di Napoli.

Il termine deriva da uno dei classici giochi che facevano gli scugnizzi, ‘o strummolo (la trottola): lo scopo principale era quello di scugna’ (rompere con forza) lo strummolo dell’avversario. L’operazione era talmente difficile che solo un vero scugnizzo ne era capace; da qui il termine.

Scuorno

Lo scuorno è la vergogna, umiliazione. Da qui proviene l’aggettivo scurnuso che significa timido. Per i partenopei c'è una distinzione sostanziale tra questi due concetti. Mentre la vergogna è un sentimento personale che un individuo può vivere in privato senza che gli altri ne siano a conoscenza, lo "scuorno" deve essere reso pubblico.

La gravità dell'azione è tale che coinvolge più persone, attirando l'attenzione sul colpevole e rendendo noto il suo comportamento vergognoso. "Scuorno" è quindi un termine che va oltre il semplice sentimento interiore, trasformandosi in una vergogna che si estende alla comunità o almeno a un gruppo ristretto di persone.

Strangulaprievete

Strangulaprievete è un modo colorito di chiamare gli gnocchi. In origine, essi erano fatti con pasta talmente dura che si diceva che fossero capaci anche di strozzare i preti

Vattere

Il verbo vattere è un altro dei termini napoletani più conosciuti. Significa picchiare, battere, percuotere.

Deriva dallo stesso italiano battere. Infatti, spesso in napoletano si trasforma la B in V.

Vrenzola

Vrenzola è un altro termine che è diventato oggi molto famoso. Attualmente lo si usa per indicare donne e ragazze volgari nei modi, dall’aspetto particolarmente appariscente e, solitamente, di umili origini.

In principio, infatti, stava ad indicare un cencio, un brandello di stoffa, qualcosa di ridotto molto male. Infatti è anche un modo di dare alla persone del povero e straccione oppure, accusarla di essere meschina e avara.

Zeza

Termine preso in prestito dall’antico teatro napoletano. Zeza è il diminutivo di Lucrezia che era la moglie di Pulcinella. Questa riempiva di moine il marito ed è per questo che oggi il termine viene dato per dare ad una donna/ragazza della smorfiosa, perlopiù inutilmente.

Esiste anche l’equivalente maschile zezo inteso come cascamorto o donnaiolo in senso molto dispregiativo.